• Alfredo Saggioro

AMICI FIBROMIALGICI...NON PERDETE SPERANZA!


Vorremmo oggi intrattenervi su un argomento, che corrisponde a una diagnosi semprepiù diffusa e tuttavia, apparentemente, senza alcuna speranza di guarigione.

La Medicina Funzionale, voi sapete, è “testarda” e non si arrende alla mancanza di spiegazioni. Cerca, anzi, di comporre il puzzle dei dati che si ricavano dalla ricerca clinica, per avvicinarsi quanto più possibile alla spiegazione delle malattie e di perché queste si presentino, per poi iniziare un percorso all’indietro, per restituire all’organismo i suoi e equilibri e riportarlo nello stato originario di salute.

I clinici spesso incontrano soggetti che presentano dolore che non possono spiegare adeguatamente sulla base del danno o del grado di infiammazione che si osservano nei tessuti periferici. Questo in genere richiede una valutazione della causa del dolore. Se nessuna causa è trovata, a questi individui viene spesso data un'etichetta diagnostica che semplicemente testimonia che hanno dolore cronico in una regione del corpo senza una causa meccanicistica sottostante (ad esempio, lombalgia cronica, mal di testa e disordine temporo-mandibolare [TMJD]). In altri casi, l'etichetta assegnata allude ad un'anomalia patologica soggiacente che può o non può essere responsabile del dolore dell'individuo (per esempio, sindrome da endometriosi o delle faccette articolari).

In altri casi, ai pazienti può essere detto che non c'è niente di sbagliato in loro, e viene suggerito che il disordine è "tutto nella loro testa". Vengono così etichettati come "psicosomatici" senza che venga proposto loro alcun trattamento, se non qualche “tranquillante”.

Una bella review recente sui Mayo Clinic Proceedings del 2015, affronta queste tematiche di cui vi riportiamo il sunto, per poi spiegarvi la nostra posizione.

Fibromialgia è il termine attualmente preferito per definire il dolore osteomuscolare diffuso, in genere accompagnato da altri sintomi quali affaticamento, problemi di memoria e disturbi del sonno e dell'umore, e per il quale nessuna causa alternativa può essere identificata.

All'inizio dell’identificazione di questa affezione, si dubitava che ci fosse una "base organica" per queste condizioni correlate. Oggi c'è prova inconfutabile, ricavata da brain imaging e da altre tecniche, che questa condizione ha forti basi biologiche, anche se fattori psicologici, sociali e comportamentali chiaramente giocano ruoli prominenti in alcuni pazienti.

Il segno distintivo fisiopatologico è un sistema nervoso centrale iperattivo o fragilizzato che conduce ad un aumento del volume di controllo o di guadagno sul dolore e sull’elaborazione sensoriale.

Questa circostanza può avvenire isolatamente, ma più spesso occorre in co-presentazione con altre condizioni che oggi sono riconosciute per avere simili alterazioni fisiopatologiche di fondo (per esempio, sindrome dell'intestino irritabile, cistite interstiziale e cefalea tensiva) o come comorbidità in individui con malattie caratterizzate da danno periferico in corso o di infiammazione cronica (per esempio, disordini autoimmuni e osteoartrite). In quest'ultimo caso, il termine dolore centralizzato connota il fatto che oltre al dolore che potrebbe essere causato da fattori periferici, c'è l'aumento del dolore sovrapposto che si verifica nel sistema nervoso centrale.

È importante riconoscere questo fenomeno (indipendentemente da quale termine venga utilizzato per descriverlo) perché i soggetti con dolore centralizzato non rispondono altrettanto bene ai trattamenti che funzionano invece bene per il dolore periferico (chirurgia e oppioidi) e, preferenzialmente, rispondono invece bene agli analgesici che agiscono centralmente e alle terapie non-farmacologiche.

Questo è quanto…il lavoro integrale potete leggerlo cliccando qui .

Ma ora cerchiamo di andare oltre e provare a rispondere a qualche domanda che nel frattempo ci siamo fatta.

Tutto sembrerebbe originare da un’infiammazione cronica e che questa si esprima come intestino irritabile, malattia autoimmune (tiroiditi croniche = è nato prima l’uovo o la gallina?, psoriasi, artrite reumatoide e molte altre) o una qualsiasi delle malattie che affliggono oggi l’umanità e che sono le malattia degenerative croniche che comprendono tutto, dal cancro alle malattie cardiovascolari, obesità, ipertensione, diabete, importante è riuscire a identificare perché questa si instauri e quali siano le cause determinanti.

Dal punto di vista della Medicina Funzionale, la fibromialgia è una condizione infiammatoria e fare una diagnosi rappresenta solo l'inizio dell'inchiesta necessaria a rispondere ai perché.

Mentre siamo tutti d'accordo che la stanchezza, l'infiammazione e il dolore sono reali, sappiamo semplicemente che questo non è sufficiente.

Vogliamo sapere perché!

Trattare la persona con antidolorifici non è la risposta, come. fra l’altro, vi dirà la maggior parte delle persone con fibromialgia.

Da una prospettiva di Medicina Funzionale, è fondamentale guardare ai sistemi fondamentali che sono coinvolti nel controllo dell’infiammazione nell’organismo e le tre aree che prendiamo in considerazione sono: il sistema digestivo, eventuali intolleranze alimentari e il sistema di disintossicazione del fegato.

Perché il sistema digestivo?

Il motivo per cui l'apparato digerente (denominato l'intestino) è così importante è anche perché il 70% del sistema immunitario vive appena sotto la superficie della mucosa intestinale e qualsiasi alterazione nei batteri benefici che fanno parte del vostro microbiota, pensate ai lattobacilli e bifidobatteri, proprio quelli presenti ad esempio nello yogurt, o della mucosa intestinale, provocherà reazioni immunitarie che rilasciano molecole infiammatorie che viaggiano in tutto il corpo causando infiammazione in luoghi distanti.

Si tratta di una delle convinzioni di base e l’approccio fondamentale di Medicina Funzionale (ecco perché un gastroenterologo è arrivato a occuparsi anche di queste affezioni), supportate da numerosissimi studi in letteratura, ma anche da prove tangibili che vediamo ogni giorno nella nostra pratica.

Ripristinare l’integrità della barriera intestinale può a volte essere sufficiente a alleviare il dolore e l'infiammazione nei muscoli e nelle articolazioni in maniera definitiva.

Ogni paziente con fibromialgia deve essere valutato per la presenza di disbiosi, che significa una crescita eccessiva di “batteri cattivi”, lieviti (Candida ad esempio) e parassiti, ricercando contemporaneamente i segni di Leaky Gut Syndrome (Sindrome dell’Intestino Permeabile), una condizione nella quale occorre una maggiore permeabilità della mucosa, con perdita della funzione di barriera. Sono entrambi elementi importanti nel determinare infiammazioni a distanza, e non sono stati solo imputati come causa di fibromialgia, ma anche di artrite e di tutte le malattie autoimmuni.

Una volta che una di queste condizioni viene riconosciuta, va trattata con adeguate modifiche all’alimentazione e supplementi di prodotti di nutraceutica in grado di ripristinare la salute del sistema digestivo.

Poi si devono cercare le eventuali reazioni avverse ad alimenti (dette anche intolleranze o ipersensibilità a cibi)

Vi siete mai chiesti perché siano così tante le persone presentano ipersensibilità a qualche alimento? Senza una buona barriera intestinale, un "leaky gut" consente al cibo solo parzialmente digerito di arrivare nella sottomucosa, incontrarsi con il sistema immunitario, che certamente non è contento identificando in esso un estraneo, potenzialmente nocivo, e poi nel flusso sanguigno. Questo può essere la causa di reazioni infiammatorie sistemiche con conseguente dolore muscolare, delle articolazioni o dei tendini e anche di sensazione di spossatezza e di "nebbia nel cervello".

Noi siamo convinti che questo aumento della permeabilità intestinale sia la spiegazione del perché molte persone abbiano sviluppato ipersensibilità a qualche alimento nel corso della loro vita.

Al fine di curare la fibromialgia, nella maggior parte delle persone è necessario eliminare alcuni alimenti dalla loro dieta, mentre, contemporaneamente, stiamo trattando le loro mucose per guarire un’eccessiva permeabilità intestinale. I cibi più comuni che creano l'infiammazione sono il glutine, le proteine del latte, uova, mais e soia.

Noi consigliamo di rimuovere tutti i cinque questi gruppi di alimenti per 3 settimane e poi di reintrodurli uno alla volta, ogni 4 giorni e vedere se i sintomi peggiorano. Se avete una reazione, è probabile che questo alimento sia una causa della vostra infiammazione e si dovrebbe rimuovere dalla vostra dieta per almeno 6 mesi. Se, invece, non si verifica alcuna reazione, si può reintrodurre nella vostra normale alimentazione.

Il terzo elemento importante è il sistema di disintossicazione del fegato.

Il passo finale è rappresentato dalla disintossicazione.

Dopo aver restaurato il vostro intestino e rimosso i cibi trigger, è necessario concentrarsi sul sistema di disintossicazione. Molte persone con fibromialgia hanno "affaticamento del fegato" e hanno accumulato tossine nel loro corpo che causano l'infiammazione e il dolore.

Come si deve fare? Innanzitutto bisogna guardarsi attorno ed esplorare l'ambiente per assicurarsi che non ci sia una eccessiva esposizione a tossine. Queste includono il mercurio nei pesci, il piombo nell’acqua dei tubi di casa; la necessità di controllare i cosmetici utilizzati; PCB e diossine da pesticidi negli alimenti; e ora ci si deve anche preoccupare dei prodotti chimici negli oggetti in plastica. Tutti queste tossine ambientali creano un grande lavoro per il fegato, l'organo che è responsabile dell'elaborazione e dell’eliminazione di questi composti ogni giorno.

Se non avete rifornito il vostro fegato a sufficienza delle sostanze nutrienti di cui ha bisogno di tenere il passo con la domanda di disintossicazione, potrebbe non riuscire bene nel suo lavoro di disintossicazione. Mentre non potete vivere sotto una campana di vetro, c'è tuttavia molto che potete fare per ridurre l'esposizione. Internet in questo caso è un grande strumento. Il primo passo è la pulizia dell'ambiente, e il secondo è rappresentato dall'aiutare il fegato nelle sue funzioni.

Potete farlo molto semplicemente con il cibo. Verdure come il cavolo nero e la verza, verdure appartenenti alle cruciferacee come broccoli, cavolfiori e cavoli sono molto utili. Inoltre, mangiare abbastanza proteine durante il giorno (fagioli, noci e semi sono ideali) aiuterà il vostro fegato a fare il suo lavoro.

È possibile aumentare questo processo utilizzando frullati o centrifughe, o meglio usando estrattori per ricavare il meglio da queste verdure verdi; oppure potete seguire un programma di disintossicazione, ma questo deve essere sorvegliato dal punto di vista di un medico di Medicina Funzionale o di un Nutrizionista Funzionale.

Se siete molto malati, non consigliamo una pulizia con i succhi per più di 1-2 giorni.

Invece, trovatevi un bravo professionista che vi aiuti.

Come vi abbiamo illustrato, con un può di buonsenso, con molta scienza e con tanta pazienza (il nostro sistema immunitario è un elefante dalla memoria lunga, e noi dobbiamo invece farlo dimenticare) è possibile recuperare anche situazioni che vi sembrano senza speranza.

Bisogna conoscerle, sapere cosa cercare e intervenire nella maniera corretta. I risultati non mancheranno, e saranno definitivi.

Buona salute!

Alfredo Saggioro, M.D.

Chiara Saggioro, D.Sci.,Ph.D.

#fibromialgia #malattieautoimmuni #leakygutsyndrome #lifestylemedicine

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Prof. ALFREDO SAGGIORO

Gastroenterologia, Epatologia, Medicina Interna, Medicina Funzionale

 

Dr.ssa CHIARA SAGGIORO

chiara.saggioro@medicinafunzionale.org

Biologa  D.Sci., Ph.D. 

Nutrizionista  Funzionale

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