• Alfredo Saggioro

PER CHI HA PROBLEMI DI TIROIDE E NON PERDE PESO, NONOSTANTE LA TERAPIA


La leptina, un ormone scoperto solo una ventina di anni fa da Friedman, regola il peso corporeo sia riducendo il bisogno di assumere cibo, sia aumentando il consumo energetico.

La leptina è un ormone prodotto dalle cellule adipose, molto potente e influente sul nostro organismo.

Oggi noi sappiamo bene come la leptina sia il più potente regolatore metabolico che dice al cervello se dovete sentirvi affamati, mangiare e accumulate più grasso.

Se vogliamo dirlo diversamente, la leptina è lo strumento per cui i vostri grassi di deposito parlano al cervello per fargli sapere quanta energia sia disponibile e, cosa ancora più importante, cosa fare per utilizzarla.

In parole più semplici, voi accumulate grasso e normalmente secernete leptina dai vostri adipociti. Questa, a sua volta, informa il cervello che il grasso di deposito è più che sufficiente e, in automatico, il cervello riduce l’appetito e invia messaggeri che dovrebbero farvi bruciare più grassi. Quando questo meccanismo si inceppa, voi guadagnate peso.

Infatti c’è un problema!

Purtroppo molti soggetti soffrono di quella che si chiama “resistenza alla leptina”. Questo significa che nonostante la quantità di leptina prodotta a livello del vostro tessuto adiposo, il cervello si comporta come se non la vedesse. A livello del sistema nervoso centrale l’organismo sembra sempre essere a digiuno e questo comporta che il metabolismo rallenta, si riduce immediatamente il consumo di calorie, l’appetito aumenta a dismisura e, soprattutto, ogni minima quantità di cibo che viene introdotta, si trasforma in grasso, soprattutto a livello addominale. Ma non basta! E' stato visto come la leptino-resistenza sia fortemente associata all’insulino-resistenza; McGarry ha, infatti, ipotizzato come la disregolazione del metabolismo lipidico (dovuto alla leptino-resistenza) possa avere conseguenze devastanti sull’omeostasi glicemica fino a portare all’insulino-resistenza e quindi al diabete tipo 2. Finché non risolverete questa resistenza alla leptina non riuscirete a perdere peso!

Quali sono i livelli ottimali di leptina?

L’obiettivo è quello di mantenere i livelli di leptina sotto i 12, ma non troppo. Studi di ricerca hanno, infatti, messo in evidenza che condizioni come la demenza e l’Altzeimer possono essere associate a livelli troppo bassi di leptina.

Un valore sopra i 12 non è considerato sinonimo di salute e la leptina può essere ora misurata con un semplice esame del sangue. A livelli superiori a 12 si associano aumento di peso, invecchiamento accelerato, rischio accentuato di infertilità, diabete e attacchi acuti di cuore. Inoltre, a livelli elevati di leptina corrispondono un aumento del grasso addominale (quello cattivo) e il rischio di numerosi cancri. La leprina aumenta anche se non dormite bene e se soffrite di qualsiasi tipo di stress che voi percepite come tale.

E qui viene l’aspetto interessante: la cosiddetta Thyroid Connection

Se avete difficoltà a perdere peso, noi vi raccomandiamo di fare un test nel sangue per ricercare la leptina. Ricordatevi che deve essere inferiore a 12. Dal punto di vista della tiroide, se la leptina è a valori superiori a 12 vedrete che il T3, in genere, sarà basso (e questo è l’ormone metabolicamente attivo), mentre troverete il T3r o reverse elevato (ma in Italia è ancora molto difficile trovare un laboratorio che lo determini). Questo ovviamente rappresenta un grosso ostacolo per chi vorrebbe perdere peso. Cosa significa: innanzitutto la levotiroxina (Eutirox, per capirci) è T4 e dovrebbe essere utilizzata con molta attenzione in presenza di livelli elevati di leptina. E per capirci meglio, se la leptina è elavata il T4 non viene convertito in maniera efficace nell’ormone attivo, che è il T3 e, per questo motivo il T3r è elevato.

Qual è la soluzione?

In genere si diventa leptino-resistenti attraverso una dieta ricca in zuccheri e carboidrati, cereali raffinati e alimenti industriali. E la prima soluzione consiste nel modificare la propria alimentazione in modo che sia invece ricca in grassi buoni e eviti i picchi di zuccheri (alla fine è sempre l’insulina che conta).

E comunque, ci sono anche soluzioni attraverso un utilizzo appropriato di T3, anche modificando l’approccio alla terapia sostitutiva attraverso prodotti più appropriati e, contemporaneamente, assumendo quei nutrienti di base, anche sotto forma di integratori, che favoriscono la trasformazione da T4 a T3 e che riducono la sensibilità all’insulina, ad esempio selenio e cromo.

Come sempre invitiamo ad evitare il fai da te, perché le regole generali non sempre si possono applicare al singolo e le diversità vanno sottolineate da un “professional” di medicina o di nutrizione funzionale che sia in grado di comprendere l’organismo nella sua interezza e nei suoi funzionamenti.

Buona salute!

Chiara Saggioro, D.Sci., Ph.D.

Alfredo Saggioro, M.D.

Per sapere di più:

  1. Kozlowska, Rosolowska-Huszcz. Leptin, thyrotropin, and thyroid hormones in obese/overweight women before and after two levels of energy deficit. Endocrine. 2004 Jul;24(2):147-53.

  2. Hsieh CJ1, Wang PW, Wang ST, Liu RT, Tung SC, Chien WY, Lu YC, Chen JF, Chen CH, Kuo MC.Serum leptin concentrations of patients with sequential thyroid function changes. Clin Endocrinol (Oxf). 2002 Jul;57(1):29-34.

  3. McGarry JD. Banting lecture 2001: dysregulation of fatty acid metabolism in the etiology of type 2 diabetes. Diabetes. 2002 Jan;51(1):7-18.

  4. Ríos, Cisternas, Arrese, Barja. Is Alzheimer's disease related to metabolic syndrome? A Wnt signaling conundrum. Prog Neurobiol. 2014 Jul.

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Prof. ALFREDO SAGGIORO

Gastroenterologia, Epatologia, Medicina Interna, Medicina Funzionale

 

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Biologa  D.Sci., Ph.D. 

Nutrizionista  Funzionale

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