• Alfredo Saggioro

COME COMBATTERE L’ALZHEIMER CON LA MEDICINA FUNZIONALE


Vi è mai successo di entrare in una camera e non ricordare per quale motivo ci siete andati? Vi rendete conto che state dimenticando troppo spesso dove avete lasciato le chiavi di casa o gli occhiali da lettura o state diventando smemorati dei nomi delle persone? Se da un lato abbiamo la tendenza a respingere questi “lapsus” come episodi che rappresentano " momenti d’invecchiamento o di distrazione", in realtà, queste esperienze potrebbero indicare molto bene che un processo di malattia più sinistro sta cominciando a sollevare la testa nel vostro organismo.

Come medico di Medicina Funzionale ho avuto troppo spesso esperienza di parlare con famigliari di pazienti che erano affetti da malattia di Alzheimer che tristemente mi raccontavano come i problemi della loro mamma o papà erano iniziati proprio con questi sintomi. E, comunemente, quanto mi riferivano era che il loro maggiore desiderio sarebbe stato quello di aver potuto fare qualcosa precocemente, esprimendomi anche il loro desiderio di poter intervenire per prevenire questa malattia, oltre che di tentare di curarla o impedirne l'evoluzione.

La malattia di Alzheimer affligge ora, in Italia, almeno 600.000 pazienti, mentre negli Stati Uniti sono circa 5,5 milioni, e si tratta di una condizione devastante, non solo per chi ne è affetto, ma anche per i famigliari e tutti gli operatori sanitari che vengono coinvolti.

E, la verità è che non esiste alcun trattamento medico convenzionale per questa malattia che, se continuano i trend di crescita, potrebbe arrivare a interessare circa la metà di tutti coloro che arriveranno a vivere 85 anni e oltre.

Ma nonostante queste cattive notizie, oggi stiamo imparando molte cose su come poter prevenire realmente questa malattia, e sono studi incoraggianti. Per anni abbiamo sentito parlare della dieta per prevenire le cardiopatie o di mangiare alimenti che riducano il rischio di diabete, oggi diventa eccitante sapere che scelte specifiche sullo stile di vita possono avere effetti drammatici sulla riduzione del rischio di Alzheimer.

La malattia di Alzheimer, come la malattia coronarica, l’artrite e anche il cancro sono scatenati dall’infiammazione.

Se per chiunque può essere facile identificare il ruolo dell’infiammazione nello sviluppo di un’articolazione artritica che si gonfia, si arrossa e duole, dobbiamo prendere atto che questo è lo stesso processo che è stato indentificato rivestire un ruolo fondamentale nella malattia di Alzheimer. Infatti, oggi sappiamo che gli stessi test di laboratorio che i medici utilizzano per misurare il grado d’infiammazione dell’organismo nel tentativo di determinare il rischio cardiaco, sono efficaci nel predire il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Ma l’infiammazione cronica di basso grado è anche il processo fondamentale che sta alla base della formazione delle “placche” di amiloide, la sostanza “appiccicosa” che interferisce con la trasmissione dei segnali da parte dei neuroni e porta lentamente alla distruzione degli stessi e che viene oggi riconosciuta come la causa principale della malattia di Alzheimer,

Placca di amiloide.

La materia appiccicosa che interferisce con la trasmissione del neurone e distrugge le cellule del cervello, è comunemente considerata la causa del morbo di Alzheimer senza sapere come cominci ad accumularsi. Il Dr. Bredesen, che si occupa di Alzheimer da anni, ha scoperto che l’amiloide rappresenta, in realtà, una misura di protezione creata dal cervello. Infatti, il processo è simile a come il colesterolo si precipita per rattoppare le lesioni arteriose, eppure questo è considerato, dalla medicina moderna, la causa principale per lo sviluppo della malattia coronarica e dell'arteriosclerosi.

Invece di ridurre il colesterolo con statine per migliorare i sintomi della malattia di cuore, sarebbe più saggio intervenire sulla causa principale che determina l’infiammazione arteriosa, i cui danni, in realtà, il colesterolo cerca di tamponare. Sia Bredesen sia Hyman, entrambi importanti esponenti della Medicina Funzionale negli USA, concordano su quanto il colesterolo sia importante per l’organismo in generale e il cervello in particolare. È il materiale da costruzione più importante per il tessuto cerebrale e per la guaina di mielina protettiva, che promuove la rapida trasmissione dei segnali nervosi a tutte le parti del corpo dal sistema nervoso centrale.

Vari ricercatori indipendenti, i professionisti della Medicina Funzionale, cardiologi e medici naturopati hanno evidenziato come l'infiammazione arteriosa sia causata principalmente da eccessiva assunzione di zucchero raffinato, comprendendo anche lo sciroppo di fruttosio (HFCS) sintetizzato artificialmente. Il Dr. Bredesen e il suo team hanno scoperto che lo stesso vale per placca amiloide. Anziché tentare di creare prodotti chimici per rimuovere la placca, che finora si sono dimostrati disastrosi, perché non scoprire cosa la placca sta tentando di proteggere e curare?

COS’E’ CHE INVITA ALLA COSTRUZIONE DELLA PLACCA AMILOIDEA LASSU’ NEL CERVELLO?

Questo è un punto dove la tecnologia medica moderna si fonde con medicina integrativa. Il Dr. Bredsen ritiene che ci sia un "perfect fit", un perfetto coincidere di intenti. Neurologia d'avanguardia e tecnologia biochimiche sono utilizzate per determinare quale dei seguenti problemi di base esista e, in seguito, le fonti nutrizionali naturali olistiche, ambientali, e cambiamenti di stile di vita sono utilizzate per eliminarli.

Qui sono alcune delle aree di base che sono state scoperte e che si possono rimediare senza farmaci:

Infiammazione: questa può essere causata da agenti patogeni contagiosi, ma più spesso da tossine ambientali come:

  • Mercurio – amalgama dentarie e altre fonti

  • Problemi di sonno – un buon sonno è necessario per l’azione cerebrale glinfatica che lo libera dalle tossine

  • Materiali da costruzione per interni e macchie di muffa da umidità nelle case e negli ambienti di lavoro

  • Infezioni croniche dei seni paranasali – queste aprono all’uso potenziale di “probiotici nasali”

  • Consumo in eccesso di carboidrati semplici–amidi raffinati e zuccheri

  • Stress cronico – un denominatore comune per molte condizioni infiammatorie e per la LGS (Leaky Gut Syndrome”

  • Aspartame – una neurotossina comunemente utilizzata nella dieta, nelle bevande gassate e altri alimenti trasformati come sostitutivo dello zucchero

  • Consumo di alcol in eccesso

  • Insulino-resistenza – alcuni considerano la demenza e l’Alzheimer come diabete di tipo 3. E questo è un punto dove l'olio di cocco viene in salvataggio (fonte).

Insufficienza di nutrienti cerebrali. La carenza dei seguenti nutrienti, indispensabli per una corretta funzione cerebrale e la conservazione della memoria. Fra questi I più importanti sono:

  • Vitamina D. Questo deficit è molto frequente per la scarsa esposizione al sole in genere

  • Vitamina C

  • Vitamina B12. La metilcobalamina senza acido folico è il supplement più indicato in caso di carenza di B12

  • Ormoni sessuali. Estrogeni e progesterone nella donna e testosterone nell’uomo devono essere ben bilanciati.

  • Acidi grassi Omega 3. Provenienti da oli di pesce puro o olio di semi di lino o semi di lino; i nostri alimenti trasformati (industriali) sono sbilanciati verso l'alto dagli acidi grassi omega-6-trans

  • Colesterolo basso

Tossine: Alcune sono già elencate qui, ma la rete di parti di proteine che costituiscono la placca amiloide è anche un tentativo di rimuovere quelle tossine e altro. La disintossicazione con elementi noti che possono attraversare la barriera ematoencefalica è stata dimostrata utile. Un esempio perfetto è costituito dall’alluminio nei vaccini, nei comuni deodoranti ascellari e altre fonti ambientali. Ci sono acque minerali ad alto contenuto di silicio in sospensione ionica che penetra la barriera ematoencefalica per legarsi e rimuovere l’alluminio. La più recente tossina ambientale nefasta e molto presente nell'alimentazione è il glifosato, che incide anche negativamente sul cervello.

Oltre agli studi di laboratorio, scelte di vita volte a ridurre l'infiammazione – le stesse che sono raccomandate per la perdita di peso, ridurre il rischio di malattie cardiache e diabete – possono assolutamente aiutare a mantenere il cervello sano e resistente alla malattia di Alzheimer.

Ricordate di aver sentito come le cellule distruttenel cervello non tornino mai, il cervello perde quella parte per sempre, una volta che un cervello si restringe? È una " comune conoscenza " medica. Il Dr. Bredesen ha voluto prescrivere un'altra esplorazione di CT in un paziente che era stato sotto le cure della clinica. Il radiologo aveva pensato che fosse uno spreco di tempo, ma l’ha eseguita comunque. Rimase scioccato nel rendersi conto che aree dell’ippocampo e altre parti sedi della memoria di quel paziente che prima erano rimpicciolite e suo cervello erano cresciute dalla sua prima scansione del cervello all'inizio dei trattamenti. Un altro mito medico in frantumi. Un’infinità di successi sono nell’archivio del Dr. Bredesen, come quello di un uomo che aveva compiuto 70 anni ed ara stato così male da non riuscire a ricordare con chi aveva pranzato quel giorno stesso. Gli amici e la famiglia lo stavano incoraggiando a vendere la sua attività. I suoi punteggi dei test cognitivi e di memoria erano nel percentile inferiore a cinque.

Dopo trattamenti olistici, il suo punteggio si era spostato nel gruppo del 90° percentile, superiore alla maggior parte dei giovani in buona salute. Invece di vendere la sua attività, aggiunse un altro archivio. Tutto questo successo senza farmaci. Questa non è aneddotica, ma il risultato di anni di lavoro e di studio.

A questo punto non possiamo non suggerirvi le nostre cinque raccomandazioni principali per la conservazione del cervello:

1. Riducete gli alimenti che aumentano la glicemia. Livelli di glucosio elevati aumentano l’infiammazione per cui privilegiate alimenti a basso indice glicemico. Evitate i cereali raffinati e riducete comunque la quantità totale di cereali. Mangiate più verdura che frutta, preferendo quei vegetali che crescono sopra il terreno.

2. Mangiate più grassi. Anche se questa può sembrarvi una contraddizione rispetto a quanto vi è sempre stato detto, la ricerca scientifica è chiara nell’affermare che livelli più elevati di grassi buoni come quelli che si trovano nell’olio extravergine di oliva, avocado, noci e semi, pesce pescato in mare e anche nella carne di manzo allevato libero e nutrito con erba (fieno) sono protettivi nei confronti del cervello. Sono i grassi cattivi, quei grassi che sono stati modificati o idrogenati, come pure i grassi trans che sono chiaramente nocivi per il cervello.

3. Esercizio. La ricerca dimostra una notevole riduzione del rischio di Alzheimer i chi pratica “regolarmente” un’attività aerobica. Noi raccomandiamo almeno 20-30 minuti di attività aerobica 6-7 giorni ogni settimana. Nuovi studi di ricerca evidenziano un aumento di volume dei centri cerebrali della memoria in chi pratica esercizio fisico regolare.

4. Dormite almeno otto ore ogni notte. Sonno inadeguato è fortemente associato alla malattia di Alzheimer

5. Assumete un supplemento di omega 3 contenente DHA. Secondo l’importantissimo studio di Framingham, le persone che consumano i più alti livelli di DHA, un potente antinfiammatorio naturale, possono avere una riduzione di rischio per il morbo di Alzheimer fino al 40%.

In conclusione: Uno stile di vita adeguato, evitando con attenzione determinati tossici ambientali, la ricerca di un’alimentazione ricca in sostanze nutritive il cervello e, vorremmo dire, tutti gli accorgimenti per evitare una sindrome dell’intestino permeabile e la formazione di una infiammazione di basso grado nell’organismo, compreso l’utilizzo di supplementi, a integrazione, miranti a questo scopo, sono alla base della prevenzione e della cura della malattia di Alzheimer, e, se perseverate con costanza, porteranno a risultati veramente eccezionali.

Buona salute!

Chiara Saggioro, B.Sci., Ph.D.

Alfredo Saggioro, M.D.

#Alzheimer #lifestyle

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Prof. ALFREDO SAGGIORO

Gastroenterologia, Epatologia, Medicina Interna, Medicina Funzionale

 

Dr.ssa CHIARA SAGGIORO

chiara.saggioro@medicinafunzionale.org

Biologa  D.Sci., Ph.D. 

Nutrizionista  Funzionale

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