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NAD⁺ e longevità: cosa dice davvero la scienza?

  • 12 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Negli ultimi anni il NAD⁺ (nicotinammide adenina dinucleotide) è diventato uno degli argomenti più discussi nel campo della ricerca sull’invecchiamento. Articoli divulgativi, podcast, influencer e aziende che producono integratori lo presentano spesso come una sorta di “elisir di giovinezza”, capace di migliorare energia, memoria, forza muscolare e persino di rallentare il processo di invecchiamento.

Ma quanto c’è di vero? E soprattutto, quali affermazioni sono realmente supportate dalle evidenze scientifiche?

Che cos’è il NAD⁺?

Il NAD⁺ è un coenzima presente in tutte le cellule viventi e svolge un ruolo essenziale nel metabolismo energetico. Partecipa a centinaia di reazioni biochimiche ed è indispensabile per la produzione di ATP nei mitocondri, oltre a contribuire alla regolazione di enzimi coinvolti nella riparazione del DNA, nella risposta allo stress ossidativo e nell’espressione genica.

Con l’avanzare dell’età i livelli intracellulari di NAD⁺ tendono a diminuire in diversi tessuti. Questa osservazione ha spinto molti ricercatori a ipotizzare che il ripristino delle sue concentrazioni possa contribuire a preservare alcune funzioni cellulari durante l’invecchiamento.

Perché il NAD⁺ suscita tanto interesse?

Negli ultimi quindici anni numerosi studi sperimentali hanno dimostrato che aumentare i livelli di NAD⁺ negli animali da laboratorio può migliorare diversi parametri biologici, tra cui:

  • funzione mitocondriale;

  • metabolismo energetico;

  • sensibilità insulinica;

  • risposta allo stress cellulare;

  • attività di alcune proteine della famiglia delle sirtuine;

  • capacità di riparazione del DNA.

Sui topi sono stati osservati anche effetti favorevoli sulla funzione muscolare, sulla salute cardiovascolare, sul metabolismo e, in alcuni casi, sulla funzione cognitiva.

Tuttavia è fondamentale sottolineare che la maggior parte di queste evidenze deriva da studi su animali o su colture cellulari. Trasferire automaticamente tali risultati all’uomo sarebbe un errore metodologico.

I precursori del NAD⁺: nicotinamide, nicotinamide riboside e NMN

Poiché il NAD⁺ assunto direttamente viene degradato rapidamente, la ricerca si è concentrata soprattutto sui suoi precursori, come:

  • nicotinamide (vitamina B3);

  • nicotinamide riboside (NR);

  • nicotinamide mononucleotide (NMN).

Queste molecole possono essere convertite dall’organismo in NAD⁺ attraverso specifiche vie metaboliche.

Diversi studi hanno confermato che la supplementazione con tali composti è in grado di aumentare i livelli di NAD⁺ nel sangue e nei tessuti, almeno nel breve termine. Rimane però aperta una domanda molto più importante: questo incremento si traduce davvero in benefici clinici significativi?

Cosa sappiamo negli esseri umani?

Ad oggi gli studi clinici sull’uomo sono ancora relativamente limitati.

Le evidenze disponibili suggeriscono che i precursori del NAD⁺ sono generalmente ben tollerati e possono effettivamente incrementarne i livelli biologici. Tuttavia, non esistono prove solide che dimostrino che tali integrazioni:

  • rallentino l’invecchiamento;

  • prolunghino la durata della vita;

  • rigenerino organi o tessuti;

  • migliorino in modo consistente memoria, forza muscolare o capacità cognitive in soggetti sani.

Molti degli effetti spettacolari riportati nella pubblicità derivano infatti da modelli animali, spesso utilizzando dosaggi elevati e condizioni sperimentali difficilmente comparabili con la pratica clinica.

NAD⁺, mitocondri e produzione di energia

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il ruolo del NAD⁺ nella funzione mitocondriale.

I mitocondri rappresentano le “centrali energetiche” della cellula e dipendono dal NAD⁺ per numerose reazioni metaboliche. Con l’età possono andare incontro a disfunzioni che contribuiscono alla riduzione dell’efficienza energetica.

Alcuni studi preclinici suggeriscono che aumentare la disponibilità di NAD⁺ possa migliorare la funzione mitocondriale e ridurre alcuni segni dell’invecchiamento cellulare. Tuttavia, non possiamo ancora affermare che l’assunzione di integratori di NAD⁺ o dei suoi precursori produca gli stessi effetti clinici nell’uomo.

Il ruolo delle sirtuine

Gran parte dell’interesse verso il NAD⁺ deriva dal suo rapporto con le sirtuine, una famiglia di enzimi coinvolti nella regolazione del metabolismo, della risposta allo stress e della stabilità genomica.

Le sirtuine richiedono NAD⁺ per funzionare e sono state associate, almeno in modelli sperimentali, a meccanismi che favoriscono la longevità cellulare.

Anche in questo caso, però, il passaggio dalle osservazioni molecolari ai benefici clinici concreti richiede ulteriori conferme.

E le cellule staminali?

Alcune ricerche suggeriscono che livelli adeguati di NAD⁺ possano influenzare il comportamento delle cellule staminali adulte e la loro capacità di mantenere la funzione di alcuni tessuti.

Tuttavia, affermazioni come “riattivare le cellule staminali”, “rigenerare il cervello” o “invertire l’invecchiamento” sono oggi premature e non supportate da studi clinici robusti nell’uomo.

Esistono prove che il NAD⁺ allunghi la vita?

La risposta, allo stato attuale delle conoscenze, è no.

Sono disponibili dati promettenti in modelli animali, ma non esistono dimostrazioni convincenti che l’integrazione con NAD⁺, NR o NMN prolunghi la sopravvivenza umana o rallenti in modo misurabile il processo biologico dell’invecchiamento.

L’invecchiamento è infatti un fenomeno estremamente complesso che coinvolge genetica, ambiente, alimentazione, attività fisica, sonno, infiammazione cronica e numerosi altri fattori.

Qual è quindi il messaggio corretto?

Il NAD⁺ rappresenta senza dubbio uno dei campi di ricerca più promettenti della biologia dell’invecchiamento. Comprendere come preservarne i livelli cellulari potrebbe in futuro contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

Tuttavia, è importante distinguere tra ricerca sperimentale e evidenza clinica consolidata.

Al momento:

  • è plausibile che i precursori del NAD⁺ aumentino le concentrazioni intracellulari del coenzima;

  • alcuni studi mostrano effetti favorevoli su specifici biomarcatori;

  • non esistono però prove sufficienti per considerarli trattamenti anti-età efficaci o per attribuire loro benefici straordinari sulla salute generale.

Conclusioni

Il fascino del NAD⁺ nasce dalla sua importanza biologica e dai risultati incoraggianti ottenuti nei laboratori di ricerca. Tuttavia, il marketing spesso trasforma dati preliminari in promesse eccessive.

Per chi desidera invecchiare in salute, le strategie con le prove più solide rimangono ancora oggi le più semplici: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, sonno adeguato, controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, gestione dello stress e abolizione del fumo.

Il NAD⁺ potrebbe rappresentare in futuro un tassello importante della medicina della longevità, ma la ricerca è ancora in corso e molte domande rimangono senza risposta.

Messaggio chiave: il NAD⁺ è una molecola fondamentale per il metabolismo cellulare e rappresenta un promettente ambito di ricerca. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, non esistono prove sufficienti per considerare gli integratori di NAD⁺ o dei suoi precursori come strumenti in grado di invertire l’invecchiamento o prolungare significativamente la vita umana. La prudenza nell’interpretazione dei dati è essenziale quanto l’entusiasmo per le nuove scoperte.

Buona salute!

Alfredo Saggioro, MD

Chiara Saggioro, DrSci, PhD


Bibliografia essenziale

  1. Gomes AP, et al. Cell. 2013;155:1624–1638.

  2. Zhang H, et al. Science. 2016;352:1436–1443.

  3. Martens CR, et al. Nature Communications. 2018;9:1286.

  4. Yoshino J, et al. Cell Metabolism. 2011;14:528–536.

  5. Igarashi M, et al. Aging Cell. 2019;18:e12935.

 

 
 
 

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